IL SETTECENTO

Il settecento è caratterizzato da tre importanti rivoluzioni: una culturale, l’Illuminismo che portò un completo rinnovamento delle idee in tutti i campi della cultura;  una politica, la Rivoluzione francese, che portò alla caduta della monarchia, dei privilegi della borghesia e del clero; una economica, dalla quale si è sviluppata l’industria moderna.
Dal punto di vista politico, in Italia vi fu la dominazione austriaca, in Lombardia, e tramite i Lorena di Toscana, anche al centro.
Vi erano anche due rami dei Borboni, uno nel Regno delle due Sicilie e uno nel Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla.

IL SETTECENTO PONTINO

Tutto il territorio pontino era coperto dalla palude, infatti fu costruita la strada Pedemontana, in sostituzione della Via Appia, allora impraticabile.
Nella seconda metà del ‘700 vengono stese varie relazioni sull’Agro Pontino, tra cui le più importanti di Marchionni (1753), Rappini (1789), Sani (1759), Bolognini (1777), Nicolaj (1801).
Durante il pontificato di Innocenzo XI e Innocenzo XII fu incaricato l’olandese Cornelius  Meyer a predisporre i lavori di prosciugamento. Insieme al duca di Bracciano, Livio Odescalchi, iniziarono i lavori nel 1702, consistenti principalmente nello spurgare il letto del fiume Ninfa e arginare le sponde del fiume Acquapuzza.
Clemente XIII progettò di bonificare le Paludi e a tale scopo incaricò, nel 1759, Emerico Bolognini tuttavia non se ne fece nulla, stante l’opposizione dei proprietari e la mancanza di mezzi finanziari.
Nel 1777, sotto il pontificato di PioVI ci fu un nuovo progetto di bonifica che richiese 20 anni di lavoro. La esecuzione fu affidata alla direzione dell’ingegnere bolognese Gaetano Rappini.  Il progetto di Pio VI si basava principalmente sull’apertura di un canale costeggiante la Via Appia denominato Linea Pio e doveva essere navigabile da Foro Appio fino a Terracina. La regione pontina fu divisa in due zone, denominate l’una “circondario interno” (territori di Sezze, Terracina, Priverno, Sermoneta e Bassiano), l’altra “circondario esterno”. Si provvide alla regimentazione di fiumi e canali, all’ampliamento del fiume Sisto, alla riattivazione dell’ Appia(1784), al ripristino del porto di Terracina , all’abolizione delle peschiere con cui venivano creati sbarramenti nei fiumi per la pesca, procurando notevoli danni per l’idraulica. Di queste peschiere ne beneficiano i Comuni, gli Enti ecclesiastici e i privati, mentre ne perdevano che doveva eseguire la manutenzione dei fiumi e canali, cioè la Camera Apostolica.

LE ISOLE PONTINE

Agli inizi del secolo le isole erano disabitate ed appartenevano ad Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Spagna. Alla sua morte le isole passano al figlio Carlo III di Borbone, re di Napoli, il quale decide di colonizzarle con il ripopolamento e la realizzazione di opere pubbliche. Il primo insediamento si ebbe a Ponza il 30 ottobre 1734, il secondo a Ventotene nel 1771.

L’OTTOCENTO PONTINO

SUD PONTINO
A Gaeta si alternano le dominazioni borbonica, austriaca e francese: nel 1798 è francese, nel 1806 è borbonica, nel 1815 è austriaca e vi resterà fino al 1826 per poi passare ai Borboni. Nel 1848 Pio IX si rifugia a Gaeta, dopo la 2° repubblica romana, e conferisce dignità di Arcivescovado alle diocesi di Gaeta. Le principali opere di Ferdinando II di Borbone  sono lo spianamento dell’istmo di Montesecco, la costruzione della chiesa neogotica di S. Francesco, del carcere mandamentale, la scuola nautica e il collegio militare, l’attivazione della prima linea telegrafica elettro-magnetica tra Gaeta e Napoli. Il 13 febbraio 1861 firmano l’atto di resa e lasciano il regno. Il 19 maggio ci sono le prime elezioni politiche. Alcuni comuni cambiano nome: Mola e Castellone si uniscono sotto il nome di Formia, Traetto cambia in Minturno e Ponticelli in Monte S. Biagio. Nel 1862 si inaugura la ferrovia Sparanise-Gaeta.

NORD PONTINO
Nel 1901 il Papa Pio VII incarica l’abate Nicolaj di compilare il Catasto delle 362 tenute in cui era diviso L’Agro Romano, e tenta di popolare l’Agro, ma con scarsi risultati, tuttavia si formano 5 villaggi di “capannari”. Viene realizzato un telegrafo sul Monte Circeo e Pio IX costituisce il Consorzio per la Bonificazione Pontina e visita l’abbazzia di Valvisciolo. Dopo l’unità d’Italia si sviluppa il brigantaggio e nel 1877 il Parlamento incarica Stefano Jacini di effettuare un’inchiesta sulla situazione agricola e sociale, in cui viene evidenziato un quadro molto difficile dell’agro Romano e Pontino. Verso la fine del secolo vi sono i primi tentativi di colonizzazione dell’Agro Pontino a Conca, Campomorto e a Colonia Elena, tuttavia falliscono a causa della malaria.
Nel 1892 vengono inaugurate le linee ferroviarie Sparanise-Formia-Gaeta e Velletri-Terracina.

IL NOVECENTO PONTINO

Agli inizi del secolo non esiste ancora la provincia di Latina, il territorio è diviso in due settori: da Cisterna a Terracina fa parte di Roma, da Monte S. Biagio al Garigliano è Terra di Lavoro (Caserta). Il sud pontino è più sviluppato, vi è qualche fabbrica, pesca, frutta e commercio in genere, nel 1927 Gaeta diventa base della Marina e città militare. Il nord invece è impoverito dalle paludi e da emergenze sopravvenute, come la 1^ guerra mondiale e l’influenza spagnola per cui vi è una forte emigrazione. Tuttavia vi sono dei segnali di ripresa: nel 1914 vi è il primo collegamento Napoli-Isole, nel 1922 l’inauguraziopne della direttissima ferroviaria Roma – Napoli, i primi tentativi di bonifica. Nel 1927 vi è un nuovo assetto amministrativo: istituzione della provincia di Frosinone, soppressione della provincia di Caserta ed espansione della provincia di Roma.
Nel 1934 è istituita la nuova provincia di Littoria ( Latina).
Tra le due guerre le isole pontine diventano isole di confino per gli oppositori al regime. Per breve tempo vi fu imprigionato anche il Duce dopo la sua caduta il 25 luglio 1943.
Durante la 2^ guerra mondiale il territorio pontino ha subito notevoli danni a causa dei bombardamenti alleati e a causa dei tedeschi in ritirata che avevano minato i ponti, idrovore e fabbricati vari.
Nel secondo dopoguerra vi è stata una lenta ripresa sia dal punto di vista strutturale che economico.
Si è sviluppato un nuovo sistema viario ( Pontina, Flacca, collegamento con l’autostrada del Sole).
L’agricoltura è ripartita ( coltivazioni intensive di verdura, cereali, serre), la Cassa per il Mezzogiorno ha favorito l’insediamento di numerose industrie, il turismo si è notevolmente sviluppato, vi è stato un grande sviluppo demografico dovuto anche alla forte immigrazione dal sud, che tuttavia ha portato anche ad una devastazione del territorio soprattutto costiero.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Inizia il 1° settembre 1939 con l’invasione della Polonia da parte della Germania. Il 10 giugno 1940 Mussolini dichiara guerra Francia ed Inghilterra. Il 22 giugno 1941 la Germania invade la Russia. Gli Stati Uniti il 7 dicembre 1941 entrano in guerra dopo l’attacco del Giappone a Pearl Harbor, l’11 dicembre Italia e Germania dichiarano guerra agli Stati Uniti. Il 10 luglio 1943 vi è lo sbarco degli alleati in Sicilia, il 25 luglio viene deposto Mussolini e l’8 settembre vi è l’armistizio, di conseguenza i tedeschi occupano il territorio italiano non ancora liberato dagli alleati. Il 22 gennaio 1944 vi è lo sbarco alleato di Anzio e Nettuno e il 6 giugno 1944 lo sbarco alleato in Normandia. Il 30 aprile 1945 cessa il conflitto d’Italia.

LA GUERRA IN PROVINCIA DI LATINA

Gli avvenimenti bellici si svolgono nel territorio provinciale dal novembre 1943 a tutto maggio 1944. Nel settembre 1943 iniziano gli sgomberi dell’area costiera pontina. Il 22 gennaio 1944 vi è lo sbarco alleato di Anzio e Nettuno. Il 23 maggio 1944 viene liberata Terracina, il 25 maggio Littoria, il 31 maggio Aprilia e il 6 giugno gli alleati entrano a Roma. La guerra provocò in provincia di Latina circa 7000 morti, 20.000 feriti, 8 città distrutte per oltre l’80%, le opere di bonifica furono distrutte per oltre  il 50 %.